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La "mancanza" di Daniela


Ho 34 anni, ho affrontato più di quello che avrei dovuto alla mia età. 
Molto non è dipeso da me ma da un destino che ha voluto 
che entrassi in esperienze dove ne sono uscita a fatica 
ma con determinazione.
Sono fragile e forte. Il rovescio di una medaglia. 
La mia storia inizia dalla nascita. 
Una nascita inaspettata dopo 2 fratelli maschi molto più grandi di me, 
mia mamma si è scoperta in attesa di una bambina 
dopo già qualche mese che era incinta. 
Alla mia nascita nonostante mamma fosse avanti con l'età era felice. 
Mio padre lo vedevo poco perchè lavorava spesso, 
mia mamma lavorando in casa era più presente ma spesso 
mi dovevo accontentare di stare per lo più con le figlie 
dei vicini del condominio. Ma ero allegra, vivace, sveglia 
ma con un unico difetto: avevo bisogno di sicurezze. 
Non volevo allontanarmi dalla mia famiglia
e non sono andata all'asilo. 
L'amore non si compra, non si mendica nè puoi pretenderlo. 
Ma nel mio cuore sentivo che non ne avevo abbastanza.
Strano gioco del destino proprio io fragile e forte 
nello stesso tempo ho dovuto fare i conti subito con la 
PRIMA perdita. 
Avevo solo 6 anni quando mia mamma scopre 
una metastasi tumorale al cervello dovuta ad un melanoma.
Un maledettissimo neo non curato!!! 
Un anno di sofferenze davanti a questa bambina 
già in cerca di amore e poi la sua morte. 
Mia mamma non c'era più ed io piangevo di NASCOSTO. 
Avevo vergogna a 7 anni di dimostrare il mio dolore agli altri. 
Volevo la mamma come le mie amichette!!!!
Restiamo soli io e mio padre. 
Tutti i parenti SPARISCONO e i fratelli vanno 
per la loro strada lavorativa essendo già adulti.
Mio padre era l'unico vero supporto e familiare che avevo. 
Troppo debole di carattere per rimanere da solo con una bimba, 
si risposa dopo circa 2 anni dopo la morte di mamma 
con una donna molto problematica.
Una donna fortissima di carattere, con alcuni gravi problemi 
psicologici e molto violenta con me e mio padre. 
Ma lui non aveva la forza di mandarla via. 
Era troppo brava nel gestire casa, nel pulire, 
nell'imporre le proprie idee. 
Era vedova senza figli. 
Io era un modo per sfogarsi e gestirmi sotto 
controllo come una bambolina. 
L'avrei voluta più affettuosa.
Non ci ha mai amato. 
Lei apertamente dichiarava che il suo affetto 
era solo per i suoi parenti e nipoti. 
Noi eravamo solo un punto d'appoggio 
dove lei poteva comandare, vivere 
(non aveva una sua casa perchè
 l'aveva regalata ad un suo fratello) e comandarci a bacchetta. 
Non potevo avere amche per studiare in casa. 
Non potevo uscire oltre un determinato orario. 
Lei vedeva il sesso e la perversione ovunque 
ed io se andavo in biblioteca per una ricerca 
scolastica ero considerata una "prostituta" 
perchè potevo aver tempo di parlare con un amico 
o chissà cosa. 
Una visione distorta della realtà che la 
portava a picchiarmi, a leggere i miei diari segreti, 
a litigare con mio padre che 
alla fine soccombeva al suo carattere.
Così il panico scoppia letteramente 
quando avevo 15 anni. 
Ansia, tachicardie, svenimenti, tremori, paure delle malattie.
Siamo vissuti così per 20 anni. 
Urla, litigi ed io che chiedevo solo un pò d' affetto. 
Mio padre a modo suo mi voleva bene 
ma non bastava a spezzare l'inferno in casa. 
Io stavo sempre male e uscivo 
con le mie amiche nascondendo tutto ciò che sentivo 
anzi ero sempre solare e brillante. 
Non volevo la loro pietà.
Finalmente incontro un ragazzo serio, 
non lavorava ma mi voleva bene.
 Così dopo anni di fidanzamento 
e sacrifici trova lavoro prima fuori città e poi rientra nella nostra. 
Ci sposiamo nel 2001 avevo 25 anni. 
Trovai un lavoro di ragioniera poco gratificante 
ma che mi dava quel poco di indipendenza economica. 
Finalmente esco da quella "specie" di famiglia 
sperando nella mia nuova casa. 
Mio marito non è forte, ne sveglio quanto me, 
anzi spesso sono io di supporto a lui. 
Nel 2003 mio padre ha un fortissimo
ictus celebrale e rimane semi-incosciente sul lettino per 5 anni.
Uno shock per me.
Un vegetale. 
La mia matrigna dopo solo 6 mesi dall'inizio della malattia di papà, 
lo ABBANDONA nel suo lettino e va via di casa lasciandolo 
le chiavi di casa ad una vicina. Non vuole accudirlo. 
Uno dei miei fratelli più apprensivo dell'altro fratello 
(strafottente) si prodica a trovare una badante che 
assisterà mio padre fino alla morte nel 2008. 
La sua morte ha portato con sè un pezzo della mia vita. 
Ero affezionatissima a lui. 
La mia fortuna è stata che nel 2005 sono diventata mamma 
di uno splendido bambino, un maschio vivace e bellissimo 
che però dovevo accudire senza consiglio di nessuno 
tranne l'aiuto saltuario di mia suocera 
( che abita vicino casa mia) anche se lei non 
ha mai avuto un carattere forte e socievole nei mei riguardi. 
Mi sono sentita spesso sola. 
Alle prese con i miei sintomi, il dolore da psicologico 
si è trasformato fisicamente. 
Coliche intestinali, diarrea, crampi, insonnia, stonatezza. 
In questo percoso di vita non mi sono arresa mai nonostante 
l'ansia mi avesse fatto perdere la libertà di uscire, 
le somatizzazioni mi rendevano debole fisicamente 
e con una rabbia addosso ho iniziato già dal 2002 
a fare psicoanalisi grazie al consiglio di un gruppo 
di attacchi di panico di auto-aiuto ho conosciuto 
uno psicoterapeuta e psichiatra umano.
Molti sintomi, un pò con la terapia, un pò con 
i farmaci presi solo per alcuni periodi, sono dimunuiti nettamente. 
Certo nel corso della terapia ho avuto ricadute, 
la stessa con la colite che da 2 anni mi perseguita 
ma sò che sono stati altri eventi che hanno contribuito 
a farli ritornare come l'aprile di quest'anno quando 
ho visto lo stesso calvario di mia mamma con mia cognata.
 Il tragico destino ha voluto che la moglie di mio fratello morisse 
con la stessa malattia al cervello di mia mamma da metastasi 
di melanoma. Ho rivissuto la tragedia che ho visto 
da bambina ora da adulta con lei. 
Dolori atroci.
Tutto ciò per dirvi che continuo a sperare in un futuro migliore, 
faccio ancora psicoterapia e mi sento meglio 
e ora sono alla ricerca di un lavoro 
dopo la chiusura della mia vecchia azienda. 
Non demordo. 
Devo guardarmi dentro e STIMARMI PER ME E PER MIO FIGLIO. 
L'importante è cercare sempre di migliorarsi come essere umani. 
Scusate se sono stata lunga....
ci vorrebbe un libro per descrivere tutte le sensazioni 
che si nascondo dietro di me e gli episodi 
che mi hanno portata ad essere quella che sono.
Sicuramente in futuro spero di riprendermi 
ancora meglio xchè sono piena di vita, ALLEGRA 
con la tendenza ad una certa depressione in un
 percorso di sofferenza!!! La mancanza 
e il vuoto affettivo pesa, adesso mi appoggio a me stessa
 e chi mi ama mi segua!!! 
Non ho più vergogna di dire che ho sofferto anche 
se qualche volta sono un pò arrabbiata con il destino!!!!
Daniela


Sorrido perchè son guarita

Tutto iniziò 14 anni fa! Tranquilli non impallidete!!! 
Non racconterò tutta la mia guerra punica! ;-) 
Avevo 20 anni e frequentavo il secondo anno 
di psicologia ed ero serena, 
felice, entusiasta della mia nuova vita universitaria 
e della mia prima indipendenza lontana da casa! 
Un giorno, mentre stavo guidando,
 iniziai ad avere degli strani sintomi: 
mancanza d'ria(fame d'aria, tachicardia
 e più me preoccupavo più i battiti aumentavano, 
tremore alle gambe, la vista che si 
abbassava e senso di svenimento). 
Mi fermai e subito chiamai mia madre in preda al PANICO!! 
Scattò così la seconda fase, giro per tutti i medici:
 cuore ok, pressione ok, vista ok! 
Ma allora, cosa stava succedendo???? 
In quei giorni iniziai ad avere uno stato 
d'ansia perpetuo generalizzato e
 mi ricordai di alcuni libri di testo
 per un esame che avrei dovuto preparare dopo poco. 
P.s= all'epoca i medici per ogni sintomo non ben definito 
non davano automaticamente come diagnosi: 
" lei signorina forse è un pò ansiosa"- 
Quindi iniziai a sfogliare quel libro
 fino ad imbattermi sulla parte inerente agli stati d'ansia 
generalizzati e agli attacchi di panico! 
Fu lì che per la prima volta sono stata in 
grado di dare un nome a quello che stavo vivendo: 
ero semplicemente DIVENTATA una "appanicata".
Alla lettura di tutti quei sintomi possibili, 
iniziai a sbiancare e iniziai a pensare:
" Oddiooo e se adesso mi vengono
 anche questi??? e questo??? e quest'altro???"
- Tuttavia però, nella mia adolescenza prolungata
 avevo ancora quella buona quantità di spensieratezza 
che mi permetteva di sorridere alla vita e di continuare 
ad essere Daniela, quella che sorride, ride, scherza, 
esce, fa, prendere la macchina, rientra, riparte. 
Ma poi eccolo di nuovo, dal nulla, 
nel momento più sereno, 
con gente a me cara, eccolo che con tutta la sua forza 
si ripresenta e per la prima volta chiesi di essere 
riportata subito a casa. 
Sapevo oramai chi era ma non sapevo come 
dovevo affrontarlo. 
Ok, ora mi direte, stavi studiando psicologia, 
quindi sarai andata da uno psicologo!
- E invece no!!!!!!! 
Mi dissi che non avrei mai raccontato i cavolii miei a
d uno sconosciuto, 
e che in fondo nulla di eclatante 
era mai successo nella mia vita, 
se non nell'essere  figlia unica con padre 
ansiogeno e una persona 
tremendamente empatica e sensibile 
con un primo amore che l'aveva abbandonata? 
Ma quanti figli unici ci sono al mondo? 
Quanti padri iperprotettivi esistono?
 Quanti amori svaniscono??
L'ansia oramai stava diventando mia compagna, 
ma era una compagnia che mi toglieva il respiro 
e che più avanzava e più mi stava rubando 
la cosa a me più cara:
la mia indipendenza!
Per farvela breve: iniziai a pensare che una 
come me non avrebbe mai potuto fare la psicologa 
e così cambiai facoltà e mi iscrissi a Lingue
 e letterature straniere. 
Fu una scelta difficile che non fece altro 
che farmi sentire una fallita! 
Mi ero resa però conto che non credevo nella psicologia,
 la reputavo cmq troppo ancora legata alla filosofia
 e convinta cmq sempre del fatto che mente 
e corpo non possono essere divisi, alla fine 
mi resi conto di aver fatto bene ad interrompere 
perchè cmq 
non avrebbe avuto senso studiare
 un qualche cosa nel quale non si crede. 
Passarono anni, avevo mesi interi in cui stavo
 divinamente e magari qualche giorno con un pò di ansia, 
e poi nuovamente in formissima! Fino a quando, 
iniziai a stare davvero male, ad avere attacchi 
di panico continui e per tutti i giorni e così iniziai a
nche ad evitare ristoranti, locali, 
il semplice supermercato, 
il cinema..solo in casa mi sentivo protetta! 
Inizia anche a sentirmi profondamente depressa 
e iniziai a prendere i fiori di Bach, tisane rilassanti, 
andai da un medico che diceva di fare dei massaggi 
che permettevano di rilassare il corpo 
e quindi di attenuare l'ansia,
 ma niente di niente!!!! 
Presa dallo sconforto più totale e sempre convinta 
del fatto
che la psicologia da sola non avrebbe potuto aiutarmi,
andai da uno psichiatra. 
Feci della terapia cognitivo-comportamentale 
e delle lunghe chiacchierate 
che avrei potuto fare cmq anche con un amico, 
e in più mi diede un antidepressivo. 
Lasciai quelle gocce sul mio comodino per un mese. 
E come prenderle? 
Per interi due anni avevo frequentato persone 
e docenti contro farmaci di questo tipo! 
poi alla fine decisi di iniziare a prenderle. 
Il primo mese stetti malissimo ma poi piano piano 
quell'ansia continua inizio a sparire 
e le mie piccole battaglie quotidiane 
avevano sempre pi successo. 
Ogni giorno prendevo la macchina 
per qualche minuto in più, 
vedevo che non succedeva niente
 e mi sentivo fiera di me stessa e sempre più forte, 
e il giorno dopo riuscivo anche 
ad affrontare altre situazioni 
che da troppo tempo evitavo! Per troppo, 
troppo tempo avevo dimenticato il piacere della vita,
la bellezza della vita e ora che la stavo riassaporando 
mi sentivo rinascere e ogni giorno sempre più in alto! 
Da 2 anni finalmente sono io, con i miei timori, 
la mia sensibilità e la mia indipendenza...
e tra qualche giorno prenderò
 un aereo per volare al caldo!!!! 
Questa storia per dirvi solamente, 
che dal dap si guarisce e che 
si può tornare a sorridere!!!!!!!
Daniela



La storia di Claudia


Ho cominciato a soffrire di Dap quando avevo 15 anni; 
ero un adolescente e pur non capendo esattamente 
cosa mi stesse succedendo, 
avevo capito che era una forma di disagio 
e di intolleranza rispetto all’ambiente 
familiare da cui provenivo; proprio per questo
 non ho mai parlato del mio disagio, 
anche perché i rapporti familiari 
non erano buoni e non sapevo con chi parlarne. 
Andavo a scuola, e avevo un gran freddo, 
mi veniva sempre da rimettere,
 non riuscivo a concentrarmi come sempre negli studi, 
tanto che il mio rendimento scolastico, 
sempre molto alto, scese visibilmente!
La notte , mi mettevo le cuffiette 
con la musica perché faticavo a prendere sonno o mi ripetevo , 
a mente, per distarmi dal fatto che tendevo 
a sentirmi male fisicamente, 
il primo canto della divina commedia 
che avevo imparato a memoria,
 accogliendo la sfida che aveva lanciato 
ai più volenterosi il nostro professore d’Italiano.
Poi, fortunatamente, senza averne parlato con nessuno,
i disturbi si attenuarono e poi scomparvero , 
per ripresentarsi in maniera 
drammatica nell’ultimo anno di scuole superiori, 
nel mese di maggio, proprio prima degli esami di maturità. 
Lo ricordo come se fosse ieri, 
nche se sono passati tantissimi anni; era l’ultima ora , 
quella di educazione fisica, e all’improvviso 
mi prese un terribile malessere; in quel corridoio 
che portava all’uscita di scuola, mi sentivo scoppiare; 
un senso di claustrofobia terribile si impadronì di me; 
non riuscivo ad aspettare che suonasse la campanella, 
dovevo fuggire e allontanarmi da quel corridoio 
che per me all’improvviso era diventato 
una gabbia da cui dover scappare prima possibile .
Finalmente la campanella suonò e io mi allontanai 
velocemente da quella che per me era diventata una gabbia, 
ma per la strada, mentre mi trovavo 
con due delle mie compagne di scuola, 
strane sensazioni si impadronivano di me. 
Non riuscivo a partecipare ai loro discorsi, l
a mia testa e i miei pensieri erano tutti 
catturati da un malessere fisico sempre piu’ forte; 
mi veniva da vomitare e sentivo il bisogno di allontanarmi 
al più presto dalle mie compagne di scuola; 
ora, so, a distanza di tempo, che era la mia fobia sociale,
 che stava uscendo fuori in maniera così prepotente!
Quello fu praticamente il mio ultimo giorno di scuola!
Pensavo che era una cosa passeggera, 
ma non passava più!Il cuore all’improvviso
 cominciava a battermi a mille, mi veniva da vomitare, 
e la sola vista delle persone era sufficiente 
a scatenare terribile sintomi di malessere fisico. 
Tutto questo non solo mi impedi’ di frequentare 
l’ultimo mese di scuola , proprio nell’anno degli esami, 
ma mi portò all’isolamento; piangevo in continuazione, 
cominciai a prendere dei calmanti, 
fui portata da uno psichiatra, 
ma non servì assolutamente a niente; 
non era uno specialista coscienzioso infatti; 
pur mangiando, continuavo a dimagrire, 
tanto che raggiunsi i 40 chili.
 Il mio medico era convinto che non mangiassi piu’, 
invece paradossalmente non era cosi’; 
continuavo a dimagrire perché 
ero sottoposta a pressioni familiari terribili; 
avevo una madre isterica, 
con serissimi disturbi di personalità che da sempre 
ci sottoponeva a maltrattamenti psicologici terribili, 
minacce di morte e altro, 
offese continue soprattutto riguardanti la mia sfera morale 
e con il peggiore dei modi e delle parole, 
sempre in maniera estremamente violenta!
Cominciai ad avere la certezza che era lei la causa
dei miei malesseri e del disintegramento dei rapporti 
familiari con i miei fratelli e anche con mio padre: 
Dovetti fare gli esami di stato in una condizione pietosa, 
drogata dai farmaci, che avevo dovuto 
assumere in enormi quantità, 
solo per riuscire a stare in classe , 
con i miei compagni, presente, 
perché la mia fobia sociale era talmente forte, 
che non appena qualcuno provava ad avvicinarsi a me,
 io mi sentivo male, 
anche avendo estremamente bisogno degli altri.
 Il mio 60/60 divenne un 54/60, 
concessomi solo per la mia eccellenza 
negli studi dell’ultimo triennio, perché sostenni un esame
molto al di sotto delle mie reali possibilità. 
Non potevo fare file dal medico, 
non potevo stare nella piazza del mio paese, 
ero costretta ad uscire da sola per non stare a casa mia, 
in quell’ambiente terrificante dove continuavo a subire
 ogni tipo di violenza psicologica, 
da sola e andare solo in campagna, 
dove facevo lunghe passeggiate serali da sola perché 
era l’unica cosa che mi faceva stare meglio, 
e soffrivo nel vedere che invece le mia amiche uscivano
 e stavano in mezzo alla gente!
Tutti credevano che fossi anoressica, 
a causa del mio sottopeso!In realtà, s
offrivo di disturbi alimentari, ma non ero anoressica!
Erano le tensioni in casa a farmi dimagrire cosi’ 
e le enormi sofferenze che vivevo , 
anche se poi sono arrivata ad un vero e proprio rifiuto 
del cibo in periodi successivi della mia vita, 
non dovuti al fatto che non avessi
 una visione corretta del mio corpo , 
come avviene nei casi di anoressia primaria, 
ma come reazione ad altri disturbi 
quali l’ansia e la depressione, 
denominata in termini scientifici 
anoressia secondaria, 
non per questo meno grave e pericolosa, 
visto che in questi casi non è la persona 
a decidere di non mangiare, 
ma il rifiuto del cibo è del tutto inconscio, 
per cui, pur volendo mangiare , non ci si riesce, 
perché è il corpo stesso che si ribella 
inconsciamente all’assunzione del cibo..
Quando è morta mia madre, 
io sono stata attraversata da due
emozioni completamente diverse e opposte; 
da una parte la consapevolezza di essere rimasta
completamente sola al mondo,
 e quindi un forte senso di solitudine e di fragilità, 
dall’altra un vero e proprio senso di liberazione 
e un grande senso di sollievo di un incubo 
che era finalmente finito.
Da allora, il mio peso è aumentato considerevolmente; 
sono addirittura leggermente in sovrappeso ,
 perché per quanto la mia vita sia stata
 difficilmente e complicata,
 per certi verso era finito un incubo e ne cominciava un altro, 
comunque non era più sottoposta 
a maltrattamenti e minacce continue e giornaliere 
come è stato fino a quando mia madre è stata in vita!
Claudia (Libellula Blu)


La testimonianza di Mara

Mara nasce in una città del Nord, 
un bel pò di anni fa, madre ansiosa, 
padre militare, riceve un'educazione molto rigida. 
Dolce e schiva, molto timida, 
soffre per i continui trasferimenti 
subiti a causa del lavoro del padre da una città all'altra, 
senza possibilità di stringere solide amicizie.

A 11 anni qualcosa sconvolge la sua vita, 
tornando a casa da scuola viene aggredita dal "branco"
(definizione moderna,
allora non si chiamva così,ma era la stessa tremenda cosa!)
 un gruppo di adolescenti locali circonda 
Mara e il capobranco le punta un coltello sotto la gola. 
La ragazzina riesce a scappare,
 ma da allora l'incubo è ricorrente, 
ogni notte è un problema riuscire 
ad addormentarsi. 
Inizia allora quel disturbo del sonno
che l'accompagnerà per sempre.

Gli anni passano più o meno serenamente, 
tra continui trasferimenti , 
nuove scuole, lunghi viaggi attraverso la penisola. 
Mara ha vent'anni e inizia l'Università. 
Sono gli anni migliori, 
i più felici, pieni di progetti e di iniziative da realizzare.

Passano altri anni, siamo nel 2002.
Un giorno di luglio il padre ha un malore,
il medico lo fa ricoverare, 
la diagnosi è delle peggiori. 
La radioterapia non ha effetto 
e la fine arriva ancora prima del previsto.

La madre di Mara cade in depressione,
da cui uscirà solo anni dopo per passare
 in una forma peggiore che la costringe
 a un'invalidità permanente.
Mara si occupa di tutto, si sente forte,è una roccia, 
ora deve prendere il posto del padre, 
quante volte fin dall'infanzia
 si è sentita ripetere questa frase, 
ma deve fare i conti anche con il lavoro 
e le frequenti emicranie di cui soffre da sempre.
 A volte si sente stanca, stanchissima, 
eppure stranamente la notte 
non riesce mai a prendere sonno.

Un giorno per strada inizia a non sentirsi bene, 
la testa le gira, le manca il respiro, suda molto, 
l'unico rimedio è fuggire lontano,
 il più lontano possibile dalle persone,
dai luoghi chiusi e affollati. 
Mara ha sempre viaggiato molto,eppure ora 
non riesce più a salire su un treno, 
un terrore la soffoca quando salgono le persone, 
lo stesso sui mezzi pubblici. 
Anche attraversare la strada diventa difficile:
 il rumore delle auto è ovattato, 
le voci delle persone filtrano 
come attraverso un vetro... che strana sensazione!

Mara piano piano sprofonda in un mondo da incubo, 
dove ogni sensazione viene amplificata o annullata., 
dove nulla è più come un tempo,tutto è distorto, 
sconvolto. 
Per puro caso entra in un centro 
per la cura del disturbo da Attacchi di panico, 
ne esce un'ora dopo con 
qualche speranza e una lista di medicine 
e un percorso terapeutico da iniziare.

Agosto 2010, ora Mara viaggia spesso 
sia per lavoro che per diletto, 
sale e scende tranquillamente da treni 
e bus sovraffollati, 
vive e lavora in mezzo alla gente 
a contatto con il pubblico, 
assiste la mamma invalida, 
diventa volontaria della Croce Rossa. 
Per Mara ora è iniziata una nuova vita.



LE ALI DELLA LIBERTA’



Hanno cercato in tutti i modi di schiacciarmi, 
di spezzare le mie ali, 
mi hanno ...insultata, derisa, 
mi hanno messa all'angolo, 
hanno schernito tutti i miei sogni,
hanno lasciato che 
cadessi nel baratro dell'insicurezza, 
della paura, 
della non vita....
tante avversità hanno inflitto la mia anima, 
il mio cuore, la mia voglia di vivere.....
ma in bilico sono riuscita 
ad assorbire quella forza e quella volontà 
che riusciranno a non farmi cadere nel vuoto...
io non mollerò mai.....
e domani al sorgere del giorno 
potrò sorridere alla vita..
ed iniziare un nuovo capitolo della mia storia....
con coraggio andrò avanti...
e non mi volterò mai più indietro.........

Miei cari amici. ormai è da parecchio 
che sono entrata in pagina ed avete 
avuto modo di conoscermi un po’..
ho già scritto precedentemente 
che sono ben 30 anni che soffro di ADP, 
oltre ad ansia, senso di irrealtà e via discorrendo. 
L'atrocità massima per me, 
è che in questa vita, 
alla quale io ho dato tutta me stessa, 
alla mia famiglia, a mio marito, a mia figlia, 
al sacrificio del lavoro 
(dato che sono io l'unico sostentamento in casa..)...
è il vuoto che sento dentro di me.

Mi sono affannata tanto, per aiutare, 
sostenere chiunque, ho regalato sempre un sorriso, 
un caldo abbraccio, una parola..
malgrado la mia precaria situazione
 mentale e psicofisica, 
malgrado i miei impasticcamenti quotidiani...
eppure non ho fatto nulla...
il vuoto interiore...non ho piu uno stimolo, 
la mia vita fatta di piccole cose si è sgretolata, 
sabbia tra le mie mani.....

ora ho voi e sono felice, ma quando spengo il pc, 
torno a casa stanca dal lavoro, gli occhi arrossati...
sono una persona sola e vuota....
mentre intorno a me girano persone, 
amici con la loro vita in pugno,
 padroni di loro stessi..
.io alla mercè di un male oscuro 
che si è impadronito di me stessa, della mia dignità.....
la mia vita mi è passata davanti scorrendo velocemente...
avrei voluto afferrarla, ma non ci sono riuscita...
e i miei occhi non sorridono piu....

Scusate lo sfogo ragazzi, 
ma solo ora con voi tiro fuori tutto quello 
che ho dovuto reprimere in tutti questi lunghissimi anni.....

Grazie per avermi ascoltata.

Maria 



La storia di Francesca



Ciao a tutti, 
mi chiamo Francesca 
ed e' giunto il momento di raccontare la mia storia.


Ho 49 anni, sono l'ultima di 7 figli 
ho avuto un'infanzia felice con la mia famiglia, 
fino a 17 anni, quando mio padre 
e' morto x un tumore ai polmoni.
Mi e' crollato il mondo addosso, 
sapevo della sua malattia 
ma nn puoi lo stesso accettare 
e prepararti al distacco di un uomo buono, 
gentile, lavoratore,
che amava e viveva x la sua famiglia.
Li e'iniziata la tachicardia, 
la paura di stare male , la paura di morire.

Tra alti e bassi la vita continuava, 
ho conosciuto mio marito, 
ci siamo sposati e abbiamo avuto 2 figli 
che sono la nostra vita. 
Poi 5 anni fa la malattia di mia madre 
ha riacceso quelli che solo dopo 
ho capito essere attacchi di panico.
Mamma stava male 
e una delle mie sorelle si ammala di leucemia,
una delle forme piu' gravi. 
Il mio cervello va in tilt, 
ricomincia la paura che ti lascia senza respiro.
Ho paura anche di guidare xche' 
sono convinta che in macchina 
mi sento male,riesco a prenderla , 
ma con grande sacrificio solo x andare da mamma. 

Nel frattempo si ammala il fratello di mio marito, 
un ragazzo down che ha dovuto passare 
due anni di atroci sofferenze prima di morire: 
e' il 15 aprile 2006.Un anno dopo nel giro 
di due settimane muore anche mio suocero.
Passa un altro anno, mia sorella 
ha finito il ciclo delle chemio
 e sembra che nonostante tutto il 
corpo risponda bene, anche perche'
 lei combatte con tutte le sue forze.
gli attacchi di panico si fanno piu' forti, 
o vado al pronto soccorso o chiamo la guardia medica. 

Nel frattempo mamma peggiora, 
entra in coma e il 10 ottobre 2008 ci lascia x sempre. 
Il dolore e' troppo forte, 
mamma era molto legata a me e io a lei: 
la paura avanza. Poi finalmente una bellissima notizia , 
mia sorella ha sconfitto la leucemia 
ed ora e' in lista x un donatore compatibile 
x un trapianto al midollo, 
rovinato dalla malattia, 
visto che noi 6 fratelli- cosa quasi impossibile- 
non abbiamo nessuna compatibilita' con lei.
Natale 2009, sulla banca dati internazionale
 si e' trovato il donatore. 
Si tratta di una signora americana e noi siamo tutti felici. 
Il trapianto e' fissato x 23 gennaio.

Fortunatamente, qualche mese prima, 
dopo un fortissimo attaco di panico a cui purtroppo
 ha assistito mio figlio di 10 anni 
che x la paura ha chiamato l'ambulanza, 
su insistenza di una mia amica 
mi metto in contatto con una psichiatra 
e qella e' stata la mia salvezza. 
Quando la terapia inizia a fare 
effetto ricominco a vivere, 
riesco a guidare, faccio la spesa da sola,
e' come rinascere x la seconda volta.
Questa terapia mi aiuta 
ad affrontare l'ennesimo duro colpo: 
il 25 febbraio di quest'anno mia sorella 
dopo un mese di sofferenze indescrivibili 
nn supera il trapianto ....
mi manca l'aria, non respiro,
 il cuore a 2000, non ce la faccio. 
poi penso che devo reagire x lei , 
xche' lei non ha mollato mai in questi anni,
 neanche x un minuto.

Al suo funerale riesco perfino a leggerle una lettera, 
cosa che nessuno-io x prima-credeva che sarei riuscita a fare.
Facciamo appena in tempo a riprenderci un po' che il 26 marzo 
ci lascia anche mia cognata, dopo due anni di terapie 
x un tumore all'utero.Mi sembra un incubo,
ho l'impressione di nn vivere la mia vita , 
mi sembra di guardare un film.
Devo reagire ancora, 
tra un mese mio figlio fara' la prima comunione 
e non voglio che questo giorno cosi importante sia triste. 
Purtroppo pero' non era ancora finita. 

Mia suocera, che e' venuta ad abitare 
con noi da quando e' rimasta sola, 
il giorno di Pasqua si alletta 
e il 12 aprile se ne andra' anche lei.....
.Non e' possibile.....e' un incubo....
.Nonostante tutto si va avanti, 
si deve andare avanti e io grazie alla terapia 
e alla fede sto andando avanti ,anzi, 
ora vedo il famoso bicchiere mezzo pieno
 e penso sempre che quando accade qualcosa, 
mi poteva andare peggio e che cmq c'e' chi sta peggio di me.

Dalla mia vita ho imparato tante cose, 
ma la piu' importante
 e' sicuramente che NON DOBBIAMO MOLLARE MAI.....

Francesca


Tiziana, dal gruppo di Torino



Sono convinta 
che il Gruppo aiuti la persona 
a tirare fuori la sua parte migliore, 
perchè si sente sostenuta
 e nello stesso tempo sostiene.. 
Considero la mia attività 
nella pagina e nell'Associazione 
un impegno sociale.

Stare in un gruppo non è sempre facile, 
possono capitare  discussioni e incomprensioni , 
ma se c'è la Volontà di comprendere 
se stessi e l'altra persona tutto si risolve... 
Da quando sono qui ho imparato 
a dire ciò che penso e ad ascoltare di più.. 
Impari a leggere tra le righe 
e l'umiltà di fare dei passi indietro 
per accorgerti poi 
che l'altra persona 
ha fatto le tue stesse azioni per venirti incontro.
Tiziana




La galleria

"I gatti giravano in continuazione e come ballerine su un palcoscenico sembravano attenti ad ogni loro passo, tirai fuori dallo zaino le sigarette e con gli occhi cercai un posacenere, lei allungò la mano e me lo porse. Lo stereo mandava una canzone sussurata, mi accesi la sigaretta e le dissi,
“Ti voglio raccontare una cosa mia, una cosa che sanno solo altre due persone”
“Ti ascolto” mi disse,
e si avvicinò al muretto incominciando a prepararsi una sigaretta.
Le raccontai di quella galleria e della luce che non arrivava mai. Sono passati circa vent’anni da quel giorno ma per me è come fosse successo ieri. La galleria era lunga sembrava interminabile, circa a metà incominciai a sentire che il respiro si faceva sempre più affannoso, il cuore incominciò ad andare per conto suo e l’aria era sempre meno, aprii per un attimo il finestrino della macchina, fu peggio, l’odore che mandava il tubo di scappamento del camion che avevo davanti invase l’abitacolo.
Ebbi una sensazione improvvisa di dolore al petto e l’ansia conquistò tutto me stesso.
Sentivo un nodo alla gola che non lasciava passare neanche un filo d’aria, nella mia mente la sensazione della morte si concretizzò, pensavo fosse questione di attimi.
Dovevo arrivare prima che questo succedesse in fondo alla galleria, mi buttai senza guardare sulla corsia di sorpasso e iniziai una folle corsa verso l’uscita. Quel puntino luminoso mi sembrava sempre più irraggiungibile, la macchina andava da sola e il sudore mi colava dappertutto. Il tutto durò al massimo pochi minuti ma quella cicatrice è ancora viva. Appena fuori della galleria fermai la macchina. 
Ero stremato e il respiro era ancora affannoso, mi girai verso mia moglie e le guardai la pancia, mi convinsi che non avrei mai visto gli occhi di quella vita appena formata.
Ripresi il viaggio cercando di convincermi che non mi fosse successo nulla, ma durò poco. In fondo al rettilineo l’autostrada spariva come inghiottita dalle viscere della terra, c’era un’altra galleria. Incominciai a rallentare cercando una via di fuga, ero obbligato per forza a passare lì sotto, di nuovo il respiro divenne affannoso e il cuore sembrava mi dovesse sfondare il petto. Accostai vicino al cartello che indicava la lunghezza, 1.200 metri, poco più di un minuto andando a velocità moderata.
Di nuovo come prima, fu un incubo, decisi di uscire al primo svincolo.
La convinzione di avere un male incurabile mi portò nei mesi successivi a fare il giro di tutti i medici della città. Mi dicevano tutti la stessa cosa,
“Non ha niente, è solo un po’ di esaurimento” e giù medicine ed io sempre peggio. Ormai per me tutto era diventato un tabù, ma anche fare le cose più semplici e banali rappresentavano un ostacolo, le crisi invece che diminuire erano sempre più frequenti, mi sentivo un invalido, riuscivo ad andare a mala pena a lavorare.
Gli occhi di quella creatura erano del colore del mare, ora è una donna, ma di tutto questo non sa niente.
Ci sono voluti degli anni prima di abituarmi a convivere con le “crisi di panico”, ora sono solo un ricordo che mi porto dentro e che non condiziona più la mia vita.. 
“Tua moglie in questi anni ti è stata d’aiuto!” mi chiese,
dalla sua domanda mi resi conto che aveva capito.
Ci sedemmo sul divano, in bocca mi ero era rimasto il sapore del caffè, fu un attimo e anche la sua bocca aveva lo stesso sapore della mia".(G.S.)




La storia di Salvio

Mi chiamo Salvio, per più di vent'anni ho sofferto di
depressione e crisi d'ansia. 
Sicuramente questi disagi emotivi 
hanno radici nell'infanzia.

Infatti ho trascorso diversi anni in ospedale a causa di una
malattia fisica a partire dai primissimi anni di vita. 
A causa
di norme ferree l'ospedale non permetteva la visita dei familiari 
se non nel fine settimana. 
Tutto ciò senz'altro mi causò problemi 
emotivi.

Col passare del tempo ho cercato una cura 
che facesse al caso
mio, non ne potevo più di una vita impossibile da vivere. Pensavo
anche al suicidio. 
Ero sempre giù di morale, 
quando andava bene, 
mentre nei giorni neri provavo una forte angoscia e un senso di 
oppressione indicibile.
 Era come se sopra me ci fosse una 
onnipresente 'nuvola nera'.

Ho provato a contattare diversi psichiatri. 
Il primo mi propose
diversi farmaci, ma dopo un input positivo nei primi tempi, 
sprofondavo sempre più giù. 
Ho provato anche rimedi naturali,
e terapie varie, ma senza risultato duraturo.

Poi, finalmente, ho incontrato 
lo psichiatra giusto che mi ha 
prescritto degli ansiolitici 
e uno psicofarmaco blando, giusto
per sostenermi. 
Mi propose pure di seguire una TCC (Terapia
Cognitivo Comportamentale) 
da una psicoterapeuta di sua
fiducia... fu la mia salvezza.

Già nel giro di 4 mesi circa provai beneficio 
(anche se andavo
con i piedi di piombo 
a causa delle delusioni precedenti) e dopo
6 mesi fui finalmente guarito. 
Non fu facile, mi impegnavo
ogni giorno ad usare ed affinare gli strumenti 
(coping) che appresi
durante la terapia, 
ci furono diverse ricadute, 
ma infine riuscii ad
uscirne vittorioso.

Gli strumenti a me più utili sono stati:
Un training assertivo
La gestione dei PAN (Pensieri Automatici Negativi)
Il training assertivo mi ha insegnato ad acquisire un comportamento
assertivo invece che passivo. La gestione dei PAN mi ha aiutato a
contrastare i pensieri disfunzionali con altri funzionali.

E' stata una lotta dura 
ma alla fine posso dire di essere
 "al di là della
depressione". 

Salvio



“VICENDA VISSUTA”

Nasco il 6/12/1970 settimina pure, altrimenti sarei un anno più giovane!
Per problemi a un’anca dal 73 al 75 faccio spola tra ospedale e casa, casa ospedale mesi e mesi ingessata bloccata su uno sdraio..in casa..legge del padre padrone se muovi anche solo un dito ti mollo un cartone..
Non avendo mai avuto la possibilità di confrontarmi con bambini della mia età per me era normale che un papà facesse così che alzasse le mani era normale..
Poi inizia la scuola e proprio per questo mio problema fisico esonero dalla ricreazione e dalla ginnastica quindi isolata,quarta di 3 fratelli sempre con la roba di terza mano,ma piano ti accorgi che i papà che vengono a prendere i figli non fanno come il mio..abbracci baci,carezze..io no..tornavo a casa da sola....quel sibilo ancora lo sento nell'aria  come lo scrocchiare delle dita mi fa venir la pelle d'oca....allora pensi che sei sbagliata che non fai le cose giuste.. non l'ho mai visto sobrio prima dei miei 19 anni..la prima cosa nuova che ho avuto un paio di scarpe della canguro da mia nonna ,me le ricordo blu e gialle e le ho consumate all'inverosimile!!
Arrivo al diploma delle medie il mio sogno un lavoro, il motorino e un minimo d’indipendenza economica.
Inizio a uscire con chi credevo amico ma aimè mi infilo in compagnie sbagliate, ma volevo evadere sentirmi forte,sentirmi grande...16 ottobre 1985 chi credevo amico abusa di me,quello che avevo sempre sognato(amore,affetto)svanito .. mi sveglio ancora adesso con quelle parole "dite tutte no e poi è quello che volete!"14 anni e ti ritrovi a scoprire quel mondo chiamato amore nel modo più brutto..ora non vado nei dettagli non me la sento.....,comunque non potevo dirlo a casa visto la situazione e mi chiudo provocando mio padre come per punirmi da un peccato...e mi richiudo in me stessa mettendo davanti a ogni cosa una sorta di vetro come a proteggermi da qualsiasi emozione....Tutti quelli che credevo amici dopo il fattaccio nessuno si è informato perchè non uscivo più..ero sola, per questo mi sono chiusa..lì ho iniziato a scrivere per sfogarmi.
Comunque, vivo una vita normale, lavoro, patente macchina sudata fino all'ultima lira, ma era mia l'unica cosa mia!!
Conosco mio marito, mi sposo e ho uno splendido figlio che è tutta la mia vita e poi…..poi 6 anni fa incontro chi mi ha violentato e da lì tutto precipita......tutti i ricordi sepolti riaffiorano..
un disastro!!! Non sapevo nemmeno che esistesse il panico, ma quando ti ritrovi raggomitolata in un angolo con il cuore in testa e pensi di morire e ti vedi i muri venirti addosso!!!! Sono stata per un periodo in cura perchè sono arrivata al punto di pensare che la vita fosse inutile e arrivare al punto di pensare che morire fosse la cosa giusta...farti passare da parte a parte nel braccio sx un cacciavite senza nemmeno sentirne il dolore.....! 
Ogni mattina guardando quella cicatrice ringrazio di essere VIVA..
Il grosso del problema è sorto 2 anni fa quando non so perchè mi sono accorta di avere un cuore che ha paura e tutto quello che ho dentro rimane chiuso in queste mani,chiuse a pugno
scoprire che hai dei sentimenti a 40 anni non facile e è una lotta....ma per lo meno posso dire di provarci e se anche prendo(come li definisco io) i 5 minuti, è brutto,ma so di essere VIVA...non ho molto da dare certo che preferisco scrivere che dire e non è questione di falsità e che ne ho paura!
Ma chi mi conosce sa..
questa è la mia storia grazie se l'hai letta fino in fondo non ho nulla da vergognarmi,l'ho fatto per troppi anni e ora come l'araba fenice rinasco dalle mie ceneri, ma se cado tendimi la mano..semplicemente…

LA VITA E' UN DONO E COME TALE VA VISSUTA CON TUTTI I PRO E I CONTRO..
IO,SEMPLICE VITA AL MONDO DICO GRAZIE!
FRANCY



LETTERA A ME STESSA -  DI ANGELICA

Sorridere alla vita, non nascondere la luce che brilla dentro di te...mai perdersi d'animo, mai mollare per nessuna ragione al mondo, fai tutto ciò che è nelle tue capacità per poter cambiare in meglio la tua vita. Fatti scaldare il viso dal sole, lasciati accarezzare dal vento, osserva il mondo che ti circonda è troverai sicuramente qualcosa di tuo gusto, qualcosa che ti possa piacere, non chiudere il cuore all'amore, apri la tua mente e ragiona col cuore, vivi la vita intensamente...il bello deve ancora arrivare, fatti avanti, non voltare le spalle alle difficoltà, se la strada che stai percorrendo è la strada giusta vedrai che un angelo ti verrà in soccorso.

Tanta gente sta molto peggio di te, non credere di essere l'unica a soffrire su questa terra, dimentica il male che la gente ti ha fatto, ma di fare del bene a chi incontri nella tua vita, anche se non lo merita, non rinunciare alla vita, l'estate è ormai arrivata, la natura comincia a farsi sentire attorno a te, non ti chiudere in te stessa, fa tutto quello che è nelle tue possibilità per poter migliorare la tua situazione, non ti curar delle cose materiali, curati di chi ti sta vicino...forse tutte queste preoccupazioni che dai agli altri sono un po' troppe esagerate, ritorna sui tuoi passi e se sulla strada trovi le lacrime che hai lasciato lungo il tragitto, raccoglile e riprendi la vita da dove l'avevi lasciata, con l'ottimismo che da sempre ha caretterizzato la tua vita.

Non è così nero come te lo sei imposto, le sfumature, i colori della tua vita sono sempre stati li, attorno a te.
 
Angelica 



LA STORIA DI ANDREA

Buonasera a tutti! Voglio raccontarvi la mia esperienza riguardo i DAP. 
Ho avuto gli attacchi di panico per circa 2 anni. Adesso è circa un anno che ne sono uscito.
Faccio una piccola premessa: con la frase che ho scritto qui sopra, nessuno pensi di trovare in me una "soluzione" o quant'altro di simile solo perchè leggete da uno sconosciuto che è riuscito a risolvere questa cosa. Io vi voglio soltanto raccontare la mia esperienza e il mio punto di vista a riguardo. Di base ricordatevi una cosa: NESSUNO vi farà uscire dagli attacchi di panico se non VOI STESSI e basta!
Ho sofferto di disturbi d'ansia fin da quando ero ragazzetto, cioè da quando avevo 14 anni, ma non mi erano mai sfociato in attacchi di panico veri e propri: essi sono iniziati poco dopo la maturità, ossia quando mi trovavo in uno stato di completa "sospensione nel vuoto" dovuta alla mia situazione circostante. Il 1° attacco di panico, come immagino per tutti, fu terribile: non avevo la più pallida idea di cosa mi stesse succedendo... non immaginavo neanche che potesse accadermi una cosa simile!
Chiamai il 118 perchè credevo di morire, di un infarto improvviso o chissà cos'altro. Nessuno può capire questa sensazione se non la prova in prima persona. Solo in quel momento sentii per la prima volta addebitarmi un "disturbo di attacco di panico" pronunciato dalla dottoressa dell'ambulanza.
Da li si sono seguiti altri attacchi, in svariati posti: in macchina, in casa (soprattutto durante i pasti, anche davanti i miei genitori), fuori con gli amici, durante le mie varie attività ecc. Non ho mai avuto particolari problemi di spazio: mi capitavano e basta, e non capivo il perchè.
In seguito all'ennesimo attacco susseguitosi in poco tempo dai precedenti, mi recai completamente sconvolto dal medico generale di famiglia, il quale mi prescrisse subito dei calmanti: ne presi 2 e mi sembrava di impazzire. Ho sempre avuto una certa repulsione ad immettere roba chimica nel mio organismo, specie se questi mi causavano reazioni strane, ossia la sensazione di impazzire da un momento all'altro. 
Smisi subito di prenderli.
Sotto consiglio di un amico, intrapresi un percorso di psicoterapìa di gruppo dove ho avuto la fortuna di incontrare uno psicologo molto bravo. La sua grande capacità era quella di mettere i puntini sulle I a tutte le domande e questioni che ognuno di noi gli poneva. Ero l'unico ragazzo maschio di 10 persone, quindi potevo anche avvertire un certo senso di "imbarazzo", per fortuna mai divenuto problema. Lo psicologo, oltre a farci dialogare tra di noi, ci fece seguire un metodo ideato da uno psicologo Australiano e ci fece fare vari e semplici esercizi di respirazione e rilassamento muscolare.
In tutto questo periodo capii una cosa molto semplice: potevo avere anche tutte le persone del Mondo a dirmi: "Stai tranquillo, passerà, starai meglio" ecc ma non avrei mai risolto il problema in questo modo! Certo, le parole di conforto servono, fanno bene, ma non sono la soluzione.
Come non lo sono le medicine, a mio parere.
Capii che dovevo innanzitutto capire il perchè iniziavano: sapevo di portarmi addosso un peso che trascinavo dietro da molti anni dovuti a "disagi adolescenziali" (chiamiamoli così) di vario tipo, ma non avevo mai focalizzato bene il problema. O forse, più semplicemente: non volevo farlo. Ero quasi arrivato al punto di ingannare me stesso, di non dirMi la verità, di non volerla accettare. Il tutto era contornato da una condizione fisica (proprio a livello muscolare - stato di forma) completamente scadente: ero completamente goffo, mi stancavo subito, faceva fatica ad alzarmi dal letto (SE mi alzavo!). Il mio corpo soffriva della depressione che la mente gli arrecava.
Iniziai a vedere gli attacchi di panico come un segnale del mio cervello come se mi dicesse: "Andrea! Ancora non ti sei reso conto che così non va bene? Devi toglierti questo peso!". E così è stato.
Iniziai a stancarmi di questa situazione. Mi dicevo: "Non è possibile, ho 22 anni e guarda in che condizioni sono!". Non sopportavo più l'idea di avere la mia vita condizionata da una condizione mentale che in realtà NON ESISTE! 
Ho iniziato a lavorare su me stesso, a fare un viaggio introspettivo (più di quello che già facevo precedentemente). Iniziai ad accettarmi, ad accettare quello che mi accadeva e soprattutto quello che mi era accaduto. Riuscii in qualche modo a spezzare le catene che mi legavano al passato ed a preoccuparmi meno (o meglio: nella giusta maniera) dei problemi del presente e del futuro.
In qualche modo sono riuscito a far scattare una "molla" nella mia testa, la stessa molla che ti scatta quando sei, o meglio, credi di essere innamorato di una persona e non la vedi per come è, fino a quando un giorno in qualche modo la cosa cambia e con gli occhi vedi la persona come è veramente. E' la stessa cosa!
Capii di essere uscito da questo baratro un anno fa, proprio di questi tempi, durante il mio compleanno: a cena iniziò un attacco, mi dissi: "Eh no, stavolta no!", andai in bagno e mi ci rinchiusi per circa 5-10 minuti. Mi rilassai, iniziai a respirare con calma e a scacciare i pensieri negativi con quelli positivi. Mi resi perfettamente conto di essere in grado di controllarli, di eliminarli dalla nascita. Provai un grande senso di soddisfazione e da li in avanti la cosa non ha fatto altro che migliorare.
Spero di non avervi annoiato troppo con la mia storia molto sintetizzata, ma sono qui anche per parlarvi dei rimedi.
Leggo innumerevoli post di persone che si arrendono, che non riescono ad uscirne e che prendono farmaci per anni. 
Ho sentito interviste di psichiatri a dir poco allucinanti: affermazioni del tipo: "Dagli attacchi di panico non ne uscirai mai" oppure: "L'unico rimedio sono gli psicofarmaci". Questo è FALSO!
Sono totalmente contrario all'uso di ansiolitici, psicofarmaci e tutto quello che vi pare. Coprono soltanto il problema ma non lo risolvono mai! E' come smettere di fumare: se ti tolgono il pacchetto di sigarette tra le mani, non fumi sul momento, ma la voglia non andrà via e non appena potrai comprarti un altro pacchetto, continuerai a fumare. La vedo alla stessa identica maniera.
L'unica cosa che posso comprendere è l'uso di goccioline che ti aiutino ad addormentarti nei casi più pesanti: dormire è importante e fondamentale per tutto.
Per risolvere un sintomo del genere, mettevi in testa che non ci riuscirete in 3 giorni. Dovete lavorare su voi stessi e fare uno scalino alla volta. Ripeto: uno scalino alla volta! Piano piano, poco per volta, con costanza ed applicazione. E' un po' come per quelli che vogliono dimagrire 10-20kg in un mese senza rendersi conto che è completamente inutile (e qui mi fermo perchè non voglio divagare). Questo ritmo continuo, ovvero la forza di volontà nello stare bene (non è un reato stare bene, ricordatevelo!), lo potete trovare solo e soltanto voi! Nessuno potrà "trasmettervelo". Qualcosa o qualcuno potrà aiutarvi ad avvicinarvici, ma per trovare il modo per far scattare la famosa molla di cui vi parlavo prima lo potete fare solo e soltanto voi!
Mettetevi in testa che dagli attacchi di panico SI ESCE! E' risolvibile la cosa. C'è chi ci mette un po' di più, chi un po' di meno, ma in OGNI CASO PUOI USCIRNE!
Leggo di persone che scrivono di essere in cura da 5 - 10 - 20 - 30 anni. Vi pare che la chimica vi abbia risolto qualcosa? La mia risposta è: NO.
Lavorate su voi stessi. In che modo? Sta a voi scoprirlo, nessuno ha la "soluzione universale". Tutto sta nel vostro modo di ragionare, nella vostra capacità di essere critici ma NON autodistruttivi. Solo così riuscirete a risolvere questa cosa in modo permanente.
Avete problemi ad andare in macchina in autostrada? Vi fanno paura i caselli autostradali? Vi fanno paura i rettilinei dritti? I centri commerciali affollati o poco affolati? Gli ascensori? Bene, IMPARATE a trovare il VOSTRO MODO per poter affrontare queste cose! Ma NON pretendete di farlo in un attimo! Fatelo piano piano, affrontatelo con calma! All'inizio fatevi accompagnare da qualcuno, fate pochi passi, fermatevi quando non ce la fate più. Il giorno dopo riprovateci. E così via, fino a quando non vi muoverete da soli in completa autonomìa. PROVATECI!
I problemi si affrontano, non bisogna scappare. Se bevi per dimenticare non risolvi assolutamente niente! Siamo tutti grandi e vaccinati e intelligenti quanto basta per capire questo, no?

Concludo dicendo che la mia non è una "verità assoluta". E' solo un mio pensiero ed il mio modo personale di vedere la cosa. Spero che possa esservi d'aiuto. Da quando ho subìto questa cosa mi sento proprio in dovere di aiutare gli altri, nel mio piccolo. So di avere scritto tanto ma ho cercato di essere il più sintetico possibile. Se qualcuno vuole parlarne ancora, sono disponibilissimo nel farlo. Basta che mi mandiate un messaggio privato qui su facebook o rispondete ai commenti qua sotto. Vi anticipo che non dovete sperare di venire da me credendo che io vi dia una soluzione perchè "ne sono uscito". In tal caso, rileggetevi tutto quello che ho scritto perchè probabilmente non avete capito bene. :P
Buonanotte ed in bocca al lupo a tutti per tutto!!!



LA STORIA DI PAOLA

Eccomi qui a raccontarvi un po' di me...Non vi racconterò' tutti i miei 32 anni...
Il mio panico parte nel 2009, erano notturni ma non capivo...andavo a letto e mi si stringeva la gola...Dietro questi attacchi c'è un trauma: a mia madre viene diagnosticato un carcinoma al seno, va operata....ed io non so nulla... Chiamo mia madre tutti i giorni vivendo lontana da lei 700 km....ma in quei giorni non rispondeva ne a casa ne al cellulare... Nessuno voleva dirmi nulla,bugie su bugie....fino a quando non ho ricevuto la doccia fredda...quando ho sentito mia mamma era sera,piangevo...Ho pensato a tutto anche alla morte.... Dopo circa un anno sono caduta in depressione, la dottoressa mi dice:" Devi stare un po' con la tua mamma..." Sono stata in malattia un mese, la mia nipotina che ora ha 3 anni(aveva solo 4 mesi)...Beh mia sorella me la portava, me la lasciava e andava al lavoro... Vi diro' che con lei stavo bene...sorrisi, gorgheggi, chiacchierate....insomma grazie a lei sono uscita dalla depressione e sono tornata al lavoro... Mia madre ora sta bene...ma ad agosto 2012 "mio padre" combina un macello,viene picchiato, qualcuno chiama i carabinieri che piombano in casa in presenza di mia sorella grande... Io ero in montagna, tranquilla con i miei amici.... Il giorno dopo trovo le chiamate di mia sorella, la richiamo ma non risponde... Chiamo casa e risponde lui, mio padre e mi dice che è a casa da solo, che mia madre sta dalle mie sorelle... Gli ho chiesto il motivo e mi ha detto:" Ci stiamo separando".... Non voglio dirvi cio' che ha fatto perchè ho ancora le ferite aperte e sanguinanti.... Posso dirvi che sono scoppiata in lacrime davanti a tutti i miei amici che mi hanno supportata da subito... Nel giro di poche settimane ho visto anche un cambiamento nei miei amici...andavo da loro per non pensare ma loro non si avvicinavano, non mi parlavano....e allora basta... Mi sono chiusa a riccio con tutti... Lavoro e casa, casa e lavoro.... e a settembre mi colpiscono due forti attacchi di panico,credevo di morire,volevo chiamare il 118, ero sola in casa, stavo male...non sapevo cosa fare...piangevo e chiunque chiamavo non mi rispondeva...ed io ho creduto che mi stavano rifiutando tutti.... Li ho chiamato la mia dottoressa che mi ha dato farmaci piu' pesanti...
A metà settembre cambio casa, mi sento meglio e inizio a ricevere telefonate da una mia amica...ma ero arrabbiata con il mondo che ha volte non volevo parlare, a volte rispondevo ma ero talmente fredda che hanno capito anche di aver sbagliato...Mi sono chiusa in casa, andavo solo al lavoro.... Ad ottobre sono andata in ferie da mia madre...
Regnava la depressione in quella casa...e mi sentivo morire dentro a vedere mia madre in silenzio... Comunque c'era un trasloco di mezzo, mio padre ha lasciato la casa il 1 novembre 2012,senza lasciare un recapito ne niente...l'ho visto solo una volta,mi ha fatto pietà,non ho reagito perchè ero sotto sedativo...
Arrivo alla fine della storia: i miei si sono separati legalmente,davanti ad avvocato e giudice a febbraio, mia madre sta bene perchè non è piu' limitata, vive con mia sorella che ha famiglia...Siamo tutti piu' uniti,soprattutto tra sorelle!! Che fine abbia fatto quell'uomo non ve lo so dire... Vi dico solo che per colpa sua io sono andata in depressione, ho varie fobie e attacchi di panico intensi... Sono in cura con psichiatra e psicoterapeuta e ho scoperto di avere degli amici meravigliosi...c'era solo un po' d'imbarazzo perchè non sapevano come potevo reagire... E poi ci siete voi, amici miei... Ringrazio di cuore le altre amministratrici che sono sempre pronte... Ringrazio voi, per il vostro affetto,la vostra sensibilità,la vostra voglia di lottare...

ASCOLTATEMI...VE LO DICO CON IL CUORE IN MANO: CHIEDETE AIUTO, NON VERGOGNATEVI DI FARLO, NON CAPIRANNO SUBITO....MA SE QUESTE PERSONE VI VOGLIONO BENE VI DARANNO ANIMA E CORPO PUR DI FARVI STARE UN PO' BENE... VE LO DICE UNA CHE CI STA PASSANDO IN PIENO....

VI ABBRACCIO TUTTI CON AFFETTO.... PAOLA


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